Nuove proposte per trascorrere indimenticabili e genuine serate nei Sassi di Matera

La città di Matera, a soli 67 km da Bari, sorge sull’altopiano delle Murgie tra cave di tufo e gravine. Secondo capoluogo di provincia della Basilicata,

è costituita da diversi nuclei che scandiscono i diversi momenti della sua storia. Matera è conosciuta nel mondo intero per l’impianto urbanistico dei Sassi, unico nel suo genere, riconosciuto dall’Unesco “ patrimonio dell’umanità da tramandare alle generazioni future “.Attualmente la città è un centro molto attivo e guarda al futuro con un’intensa vita economica e culturale.

I Sassi sono i quartieri che occupano il versante occidentale della gravina suddivisi tra Sasso Caveoso e Sasso Barisano; tutta l’area fu evacuata nel 1952 per cominciarne il recupero. I complessi lavori di risanamento e restauro sono ancora in corso e ogni giorno che passa mettono in luce numerosi tesori architettonici e soluzioni tecniche sofisticate per sfruttare al meglio il difficile terreno e lo spazio limitato. Scale, passaggi, cortiletti comuni, facciate in muratura su ambienti ricavati nella roccia, minuscole abitazioni e grandi palazzi, terrazze, cisterne, orti pensili e chiese con cupole, colonne ed absidi scavate nel tufo sono l’enorme ricchezza dei Sassi. Ovviamente per scoprire i mille angoli e le mille facce dei Sassi bisogna girare a piedi e partendo dal Sasso Barisano incontriamo il monastero di Sant’Agostino con la sua stupenda balconata a strapiombo sulla Gravina, la chiesa rupestre di San Pietro Barisano e  percorrendo via

Fiorentini possiamo ammirare numerosi palazzotti e case a corte su due piani; il complesso monastico di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci è sanza dubbio uno dei più importanti monumenti di Matera ed ospita l’annuale mostra internazionale di scultura.

Nel Sasso Caveoso troviamo le chiese di San Pietro Caveoso e Santa Lucia alle Malve ricche di affreschi e pannelli a bassorilievo del XV secolo, il

Convicinio di Sant’Antonio formato da quattro chiese rupestri con un panoramico terrazzo che si affaccia sul Sasso Caveoso e la chiesa di Santa Maria di Idris che si erge sul monte Errone.

Oggi i Sassi sono ritornati ad essere un quartiere vivo e pulsante con decine di negozi di prodotti tipici, botteghe artigiane, gallerie d’arte, pub e ristoranti che animano una “Movida” davvero speciale.

Inoltre nei Sassi è possibile rivivere l’atmosfera dei così detti “ciddarro” (cantine). Il vino rappresentava uno degli alimenti base della civiltà contadina del sud Italia. Il consumo del vino, che avveniva durante tutta la giornata, a partire dalla colazione di metà mattinata, assicurava l’apporto calorico ed energetico per affrontare il duro lavoro dei campi. Ma il maggior uso del vino avveniva a fine giornata quando, finiti i lavori gli uomini si ritrovavano nel “ciddaro”, una vera e propria istituzione nella Città dei Sassi. Si trattava di cantine ricavate solitamente in locali ipogei dove avveniva la produzione o, più spesso la conservazione ed affinamento del vino. Luogo di incontro e socializzazione, era anche dove si concludevano affari, si contrattava la manodopera o semplicemente si passavano le serate a chiacchierare o a giocare a carte.

Normalmente la zona più profonda, particolarmente umida e fredda, veniva riservata alla conservazione del vino, l’area anteriore più vicina all’ingresso ed arieggiata, accoglieva la clientela al caldo di un grande camino a legna. Un lungo banco in muratura rivestito di piastrelle di ceramica separava i due ambienti e fungeva da banco mescita. Normalmente il vino della casa veniva servito in caratteristiche brocche di

terracotta spillandolo direttamente dalle botti e veniva bevuto in piccoli bicchieri di vetro. Gli avventori portavano invece in tasca il companatico, il cosiddetto “bocconidd”. In una società agricola e pastorale non era difficile per i clienti portare da casa piccoli campioni della propria produzione. Ognuno proponeva all’assaggio qualcosa di propria produzione, ne nasceva un naturale confronto, discussioni e paragoni sulla capacità nel produrre o conservare i vari prodotti, in un clima a metà tra un “laboratorio sensoriale” ed una goliardica gara di abilità.

Gli assaggi erano particolarmente adatti ad incoraggiare il consumo del vino: olive secche, biscotti, salumi, formaggio, meglio se piccanti e salati. Il cantiniere proponeva talvolta piccoli assaggi di fave o ceci abbrustoliti e verdure fresche da consumare crude come il finocchio o il sedano che, per il particolare aroma, mascheravano eventuali difetti del vino, da cui il modo di dire “ lasciarsi infinocchiare “. Nelle serate di particolare affluenza come il sabato o nei periodi festivi, o per ricorrenze particolari il cantiniere proponeva portate speciali come l’arrosto di agnello o gli “gnumuridd”(involtini di interiora di agnello) o la salsiccia di maiale, o vere e proprie portate di cucina come involtini al ragù, ma sempre consumati fugacemente, senza posate, posti al centro del tavolo su fogli di carta paglia. Purtroppo negli ultimi dieci anni i ciddari sono andati scomparendo per le mutate esigenze di consumo lasciando il posto a moderni e anonimi ristoranti.

 

Oronzo Scelzi

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on Feb 13, 2019